Sul treno per Roma

Una premurosa signora giapponese e sua figlia hanno diviso con me il loro pranzo. A Praga, scendendo, hanno voluto che accettassi una banana e qualche biscotto.

A Brno ho chiesto un chewingum a una paesanotta che si dava grandi arie, con la sua borsa nera e i brillantini: mi ha detto che ne aveva di due tipi, quelle “sweet” (alla frutta) e “no sweet” (alla menta). Le ceche hanno strane concezioni in tema di gomme da masticare.

In Austria è passato un poliziotto in borghese. Una ragazza iraniana, incuriosita dalla mia carta d’identità che il poliziotto passava al vaglio della sua particolare lente di ingrandimento, ha voluto scambiare due parole.

Mi ha raccontato di Budapest, la città in cui vive da qualche anno. Ma si vedeva che le mancava l’Iran: mi ha offerto dei pistacchi comprati proprio a Teheran. Quei pistacchi buoni e grandi: mi ha colpito il loro profumo di cardamomo. Perchè dove li aveva comprati doveva essere una di quelle bancarelle piene di ogni genere di frutta secca e spezie (così ho immaginato – e ho visto persino il sole forte e la polvere persiana, mentre passavamo lentamente a Brucke an der Mur).

Tra Roma e Berlino ci sono 1500 km di distanza. Sono partito mercoledì alle otto di mattina e arrivato giovedì, dopo venticinque ore e quindici minuti.