[in Indonesia, Isole di Gili]

Non vado a Gili T.
Anche Gili Air è un circolo di bar vista mare. La sera i ristoranti espongono teglie di crostacei e di pesci. Un ristorante italiano: “Se venite per scrivere recensioni negative su tripadvisor fareste meglio a cercare altrove”. Dantesco.
Gili Meno è diversa. Anche lei modellata sulla dimensione resort, ma ancora non del tutto assorbita. Una breve camminata nell’interno mi porta attorno ai muri di una moschea fatiscente. Bianca e azzurra, la mezzaluna d’argento. Poi la spiaggia intatta.
I ragazzi che rastrellano la sabbia. Le stuoie di palma intrecciata. Le mucche e i gatti e gli enormi ragni.
Enormi ragni neri, capovolti in attesa sulla rete. Le zampe coriacee dei ragni, dinoccolate, simili a antenne di aragosta.
Oceano placido e nuvole allineate all’orizzonte.
Non una linea di asfalto, non un motore, non un elemento di troppo. Calessini a cavallo. Pace, stanchezza, tanto sole.
Ho camminato al tramonto sulla spiaggia sgombra di ogni presenza. Ma gli scogli ondeggiano delle braccia delle stelle marine. Come alghe ondeggiano nella risacca. Coralli bianchi, rossi, turchesi. La lingua di sabbia che mi riporta a casa è avvolta dalle piante. Le mangrovie a margine di un laghetto salato. Tra le foglie spuntano cartelli con la scritta “FOR SALE”.