[in Indonesia - Gli dei della plastica - racconto balinese]

Arrivarono le donne con le cerimoniali offerte del mattino. Dai vassoi posti sopra le teste le donne raccolsero i piattini e con i gesti rituali li disposero.
Ai quattro angoli del giardino sistemarono le vaschette con fermacapelli e tappi di bottiglia. Quelli più colorati erano posti al centro dell’offerta. In ogni piatto c’era un accendino rosso. Davanti alla porta di casa posarono un bicchiere di petrolio.
A Bali qualche vecchia utilizzava ancora i fiori tradizionali. Ma era il vezzo di un tempo. Oggi la plastica era il modo più spontaneo e naturale per ricambiare la benevolenza della divinità.
Gli oggetti di plastica brillavano sotto il sole. Di notte, fluorescenti, ridavano parte della luce assorbita di giorno alla volta nuvolosa delle stelle. Solo le grandi statue erano rimaste di pietra. Sebbene le più recenti erano tutte di una speciale resina vinilica, resistente alla pioggia e all’umidità.
La plastica non veniva mai riciclata. Era bruciata in grandi roghi e utilizzata per le pire funebri. Le famiglie più ricche erano solite aggiungere al corredo grossi manufatti ancora utilizzabili, soprammobili ed elettrodomestici.
L’eterna vita della plastica, sublimata dal passaggio del fuoco, si sarebbe accordata alla dimensione imperitura della divinità. Il fumo acre della pira, messaggio per le bocche del villaggio.
Un commercio si era creato attorno alla produzione di plastica a fini cerimoniali, ma per i momenti cruciali si prediligevano ancora oggetti già utilizzati nella vita civile e l’oggetto più sacro era il fusto d’acqua da quindici litri. Il motivo era implicito e risiedeva nell’importanza dell’acqua, materia prima che non poteva essere rimpiazzata con qualcosa di artificiale.
Pochi balinesi si erano mostrati contrari al rinnovato uso della plastica e alla centralità che aveva assunto nelle cerimonie. E non erano disposti a fare marcia indietro, nonostante ciò avesse allontanato la maggior parte dei turisti.
“Ciò che abbiamo di più prezioso, fiore e traguardo della nostra civiltà, è ciò che dobbiamo offrire.”