[appunti]

Non c’è differenza tra prosa e poesia – l’atto del sentire e del pensare si fondono, agiscono simultaneamente – nel flusso spezzato che è tutto lo scrivere

[appunti - societá dell'hype]

copio qualcosa scritto di getto stamattina su skype ad un paio di amici

[11:11:27] filippo: sto depresso del fatto che mi sto rendendo conto che sto libro é fatica sprecata
[11:11:51] filippo: scrollo nervosamente twitter, non passa un contenuto uno
[11:12:58] filippo: una deepity appresso all’altra, citazioni inutili, la poesia é morta, ormai la gente vuole il poetichese, la bambina che regala i fiori al celerino, ste cagate qua
[11:13:13 | Edited 11:13:26] filippo: oggi ho postato un video girato da banksy, mi ha stranito per la sua malcelata violenza
[11:13:30] filippo: guardatelo
[11:14:25] filippo: il punto é che la gente é talmente fottuta e spaventata che mi risulta anche difficile capire come comunicarlo senza avere una reazione violenta di protezione
[11:17:03] filippo: gli opinion leader piú illuminati sono di una banalitá talmente disarmante che é armata eccome
[11:17:44] filippo: provate a fare ironia su parigi
[11:17:54] filippo: vi si mangiano
[11:18:11] filippo: provate a scrivere qualcosa di un minimo sensato o sentito
[11:18:16] filippo: non vi si inculano
[11:21:03] filippo: ci vuole troppo per capire che il problema non é il bambino morto sulla spiaggia quanto la nostra totale cecitá su tutti gli altri bambini morti senza un commento, senza una riga, mentre magari la societá civile si rimbalza le stronzate della vita quotidiana?
[11:21:28] filippo: poi arriva la foto del bambino – milioni di rimbalzi – e tutto torna come prima
[11:21:40] filippo: la societá dell’hype
[11:21:56] filippo: bolle

(appunti – Descartes, Munari e gli hipster)

FLAIANO: “Mondrian, pittore realista. L’Olanda è come Mondrian la dipinge. L’equivoco è nel credere che Mondrian sia un pittore astratto. (…) Gli olandesi rendono astratto il formaggio dipingendolo di rosso.”

Bruno Munari apriva il suo “Da cosa nasce cosa” riportando le quattro regole del metodo cartesiano. Si rendeva conto che un’ascia giapponese è più aggraziata di un’ascia europea. Si rendeva meno conto che il giappone rurale non seguiva Descartes. Tornando al suo metodo:

Prima regola: arrivare all’evidenza. Si impone un principio di verità avvertita come tale. Si postula un senso comune.

La seconda, quella principale: discernere (per def. dividere in parti). Prendere un uomo vivo – tagliarlo in piccoli pezzi – studiarlo – ricomporlo. Effetto collaterale: decesso.

Terza: istituire un ordine. Il design occidentale è in nuce manifesto di un senso precostituito di ordine, di pulizia e di bellezza. Munari non poteva prevedere il superamento del funzionalismo: a seguito del superamento dell’umano. Oggi il design è sempre di più tutt’uno con il senso comune. Più della moda, troppo interpolabile e di nuovo legata alla corporalità dell’uomo (corpo = ribellione sempre). Si fa dittatura di una visione minoritaria tutta ideologica, tutta arbitraria. Non cerca l’essenziale ma la stipsi – ricerca una austerità ipocrita attraverso la rimozione degli elementi di contrasto (gli elementi sconvenienti). Non è minimalistico, è eugenetico.

La quarta, generalizzare: riproporre surrogati del vecchio, riciclandoli come neo-classico.

Oggi il design non è più bellezza-e-uso-nella-produzione-di-massa, e i surrogati del design contano più del design: le copie del design (Ikea e affini) e il à-la-design dei bookshop, dei cataloghi d’arte, delle caffetterie. Gli hipster sono à-la-design.

Essendo il verosimile il falso quasi perfetto, il verosimile del design è l’antidesign.
Munari aveva ragione a tornare all’uovo, prima che arrivasse Descartes a sezionarlo.

[appunti - Mario Benedetti / Gramsci - sul Senso Comune]

Mario Benedetti: Lo Stato, col linguaggio, crea il proprio “senso comune” per poter rendere accettabile l’inaccettabile, un linguaggio che si infiltra in tutta la società attraverso i canali di potere e costruisce così un’egemonia. Ed affinché esista un’egemonia, non basta che i gruppi dominanti riescano ad imporsi, ma i cittadini devono diventare convinti che le idee di questi gruppi vadano a loro vantaggio. Quando la popolazione è convinta che la privatizzazione dei servizi sanitari è la cosa più “efficace” e “positiva” o che ogni cittadino deve aiutare al governo per uscire dalla crisi economica, al neoliberismo rimane ben poco da fare. Le sue politiche non verranno più messe in discussione.

da: http://www.cogitoergo.it/?p=10371

[Appunti su parola e potere]

La frase “chi detiene un potere vuole mantenerlo” (detta da chi critica il potere, in relazione alla capacità coercitiva dei soggetti predominanti attraverso il linguaggio) è vera nella sua ipocrisia. Chi afferma ciò, dicendo “vuole mantenerlo” esprime la sua posizione.
Cosí facendo, criticando, si rende al gioco dialettico. Usa le proprie armi, e questo è farsi capace di un potere. Esprime quindi una contrapposizione inesistente (se avesse il potere, non lo vorrebbe mantenere?). Sarebbe più coerente astenersi dalla critica, uscire fuori dalla dialettica. Per criticare un potere bisogna opporre silenzio.

[senza titolo]

Nessuno si è preso la briga di fare quel poco che sarebbe bastato a ribaltare un esercito. Chi ha taciuto, non ignorando che dire era l’unica rettitudine, ha avuto vita più facile. Continua a essere giovane, da qualche parte. Non si sente mai in dovere di disfarsi delle proprie illusioni. Parla ora in sua vece l’elementarità del suo mito, rubato da altri. Una magnifica fotografia. E si volta pagina. Altri discuteranno sul da farsi. Si riprende da capo con lo stesso gesto.