[appunti]

Non c’è differenza tra prosa e poesia – l’atto del sentire e del pensare si fondono, agiscono simultaneamente – nel flusso spezzato che è tutto lo scrivere

Fear – di Falk Richter

Sono la prima guerra mondiale.
Sono la seconda guerra mondiale
Provo a negoziare
Organizzo la libertà
Sono il Vaticano
Sono i campi di concentramento
Sono la rivoluzione
Sono la tragedia
Sono la Grecia, che cade a pezzi
Sono l’Impero Latino
E la dominazione germanica
I miei genitori furono nazisti
Furono umanisti
Furono esploratori
Furono colonialisti
Sono andata nell’America del nord e ho ucciso gli indigeni
Ho stuprato l’America del Sud
Sono andata in Australia e ho commesso genocidio
Ho preso la gran parte d’Asia
Ho preso la gran parte d’Africa
L’ho forzata a parlare la mia lingua e a leggere la mia Bibbia
Sono l’alta cultura
Sono Beethoven
Sono Shakespeare
Sono i beni dell’umanità
Sono tutto ciò che puoi desiderare
E farò tutto perchè possa continuare ad esserlo
Ho fottuto il clima
Ho fatto lavorare per me i bambini di Cina e Bangladesh
Vendo armi a gruppi tribali africani e dittatori arabi
Sono Breivik che spara in faccia a teenager in un campo estivo in Norvegia
Sono l’uomo nato e cresciuto in Germania che si arruola con l’ISIS
Posto su Youtube i clip di me che taglio la testa a un giornalista francese
E faccio molti like perché chiamo Angela Merkel una puttana di merda
E avverto la Germania che la guerra arriverà
Arriverà morte
Arriverà distruzione

(Trascrizione dall’inglese di un monologo dello spettacolo “Fear”, di Falk Richter, attualmente in scena al teatro Schaubühne di Berlino)

Chi si dannasse di più tra noi, poi, è come al solito solo una questione di punti di vista.

Sul lavoro

Sono entrato in contatto con l’umanità delle aziende informatiche già ai tempi dell’università, qualche anno prima che iniziassi a lavorare come programmatore prima a Roma, poi a Berlino.

La mattina dell’8 ottobre 2001, la data successiva al primo bombardamento angloamericano in Afghanistan, ero andato all’università a seguire le lezioni di Analisi Matematica in uno stato di grande agitazione per quello che stava succedendo. Nel corridoio del dipartimento ho visto un gruppetto di colleghi che discutevano animatamente, e avvicinandomi ho sentito che parlavano della guerra, dell’attacco, dei feriti. Era la prima volta che vedevo gli studenti di Ingegneria interessarsi a un tema di attualità. Pochi istanti dopo mi sono reso conto che la guerra di cui parlavano non si svolgeva in Afghanistan, ma sulle montagne rocciose di un mondo fantasy. Non erano gli americani ma un esercito di Stregoni della Morte.

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[appunti - societá dell'hype]

copio qualcosa scritto di getto stamattina su skype ad un paio di amici

[11:11:27] filippo: sto depresso del fatto che mi sto rendendo conto che sto libro é fatica sprecata
[11:11:51] filippo: scrollo nervosamente twitter, non passa un contenuto uno
[11:12:58] filippo: una deepity appresso all’altra, citazioni inutili, la poesia é morta, ormai la gente vuole il poetichese, la bambina che regala i fiori al celerino, ste cagate qua
[11:13:13 | Edited 11:13:26] filippo: oggi ho postato un video girato da banksy, mi ha stranito per la sua malcelata violenza
[11:13:30] filippo: guardatelo
[11:14:25] filippo: il punto é che la gente é talmente fottuta e spaventata che mi risulta anche difficile capire come comunicarlo senza avere una reazione violenta di protezione
[11:17:03] filippo: gli opinion leader piú illuminati sono di una banalitá talmente disarmante che é armata eccome
[11:17:44] filippo: provate a fare ironia su parigi
[11:17:54] filippo: vi si mangiano
[11:18:11] filippo: provate a scrivere qualcosa di un minimo sensato o sentito
[11:18:16] filippo: non vi si inculano
[11:21:03] filippo: ci vuole troppo per capire che il problema non é il bambino morto sulla spiaggia quanto la nostra totale cecitá su tutti gli altri bambini morti senza un commento, senza una riga, mentre magari la societá civile si rimbalza le stronzate della vita quotidiana?
[11:21:28] filippo: poi arriva la foto del bambino – milioni di rimbalzi – e tutto torna come prima
[11:21:40] filippo: la societá dell’hype
[11:21:56] filippo: bolle

Azioni pianificate e scomposte reazioni

French police with protective shields walk in line near the Bataclan concert hall following fatal shootings in Paris

Per capire quanto gli attentati terroristici di Parigi (e in generale sul suolo occidentale) funzionino è sufficiente riscontrare una certa dose di panico diffuso nella popolazione colpita. Ovvero avere una misura di quanto le nostre reazioni siano disordinate.

Ieri ho ricevuto notifica di conoscenti che si trovavano a Parigi mentre scoppiavano le bombe. Hanno usato tutti il sistema di notifiche di Facebook “Safe Check”, creato dal social network per rassicurare amici e perenti in speciali casi di disastri naturali. 125 morti, in una città di 12 milioni di abitanti, hanno procurato qualche centinaia di migliaia di “rassicurazioni” spedite a milioni di persone in tutto il mondo. Non male come reazione.

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(appunti – Descartes, Munari e gli hipster)

FLAIANO: “Mondrian, pittore realista. L’Olanda è come Mondrian la dipinge. L’equivoco è nel credere che Mondrian sia un pittore astratto. (…) Gli olandesi rendono astratto il formaggio dipingendolo di rosso.”

Bruno Munari apriva il suo “Da cosa nasce cosa” riportando le quattro regole del metodo cartesiano. Si rendeva conto che un’ascia giapponese è più aggraziata di un’ascia europea. Si rendeva meno conto che il giappone rurale non seguiva Descartes. Tornando al suo metodo:

Prima regola: arrivare all’evidenza. Si impone un principio di verità avvertita come tale. Si postula un senso comune.

La seconda, quella principale: discernere (per def. dividere in parti). Prendere un uomo vivo – tagliarlo in piccoli pezzi – studiarlo – ricomporlo. Effetto collaterale: decesso.

Terza: istituire un ordine. Il design occidentale è in nuce manifesto di un senso precostituito di ordine, di pulizia e di bellezza. Munari non poteva prevedere il superamento del funzionalismo: a seguito del superamento dell’umano. Oggi il design è sempre di più tutt’uno con il senso comune. Più della moda, troppo interpolabile e di nuovo legata alla corporalità dell’uomo (corpo = ribellione sempre). Si fa dittatura di una visione minoritaria tutta ideologica, tutta arbitraria. Non cerca l’essenziale ma la stipsi – ricerca una austerità ipocrita attraverso la rimozione degli elementi di contrasto (gli elementi sconvenienti). Non è minimalistico, è eugenetico.

La quarta, generalizzare: riproporre surrogati del vecchio, riciclandoli come neo-classico.

Oggi il design non è più bellezza-e-uso-nella-produzione-di-massa, e i surrogati del design contano più del design: le copie del design (Ikea e affini) e il à-la-design dei bookshop, dei cataloghi d’arte, delle caffetterie. Gli hipster sono à-la-design.

Essendo il verosimile il falso quasi perfetto, il verosimile del design è l’antidesign.
Munari aveva ragione a tornare all’uovo, prima che arrivasse Descartes a sezionarlo.