(appunti – Descartes, Munari e gli hipster)

FLAIANO: “Mondrian, pittore realista. L’Olanda è come Mondrian la dipinge. L’equivoco è nel credere che Mondrian sia un pittore astratto. (…) Gli olandesi rendono astratto il formaggio dipingendolo di rosso.”

Bruno Munari apriva il suo “Da cosa nasce cosa” riportando le quattro regole del metodo cartesiano. Si rendeva conto che un’ascia giapponese è più aggraziata di un’ascia europea. Si rendeva meno conto che il giappone rurale non seguiva Descartes. Tornando al suo metodo:

Prima regola: arrivare all’evidenza. Si impone un principio di verità avvertita come tale. Si postula un senso comune.

La seconda, quella principale: discernere (per def. dividere in parti). Prendere un uomo vivo – tagliarlo in piccoli pezzi – studiarlo – ricomporlo. Effetto collaterale: decesso.

Terza: istituire un ordine. Il design occidentale è in nuce manifesto di un senso precostituito di ordine, di pulizia e di bellezza. Munari non poteva prevedere il superamento del funzionalismo: a seguito del superamento dell’umano. Oggi il design è sempre di più tutt’uno con il senso comune. Più della moda, troppo interpolabile e di nuovo legata alla corporalità dell’uomo (corpo = ribellione sempre). Si fa dittatura di una visione minoritaria tutta ideologica, tutta arbitraria. Non cerca l’essenziale ma la stipsi – ricerca una austerità ipocrita attraverso la rimozione degli elementi di contrasto (gli elementi sconvenienti). Non è minimalistico, è eugenetico.

La quarta, generalizzare: riproporre surrogati del vecchio, riciclandoli come neo-classico.

Oggi il design non è più bellezza-e-uso-nella-produzione-di-massa, e i surrogati del design contano più del design: le copie del design (Ikea e affini) e il à-la-design dei bookshop, dei cataloghi d’arte, delle caffetterie. Gli hipster sono à-la-design.

Essendo il verosimile il falso quasi perfetto, il verosimile del design è l’antidesign.
Munari aveva ragione a tornare all’uovo, prima che arrivasse Descartes a sezionarlo.