Sogno

Un pranzo coi parenti in una casa non nostra, molto signorile. Faccio notare che il pavimento è visibilmente in pendenza. Si scopre che il palazzo sta cedendo per colpa di un intervento [...] dell’inquilino dell’ultimo piano, signore riservato, introvabile, che non vuole pagare nè ricevere nessuno. Trincerato, rispondono per lui la burocrazia e le lungaggini dei cavilli legali che fanno di lui un intoccabile.
Intanto, nei minuti precedenti il pranzo si avvertono scricchiolii di cedimento, si aprono crepe sempre più evidenti, ma il ricevimento va avanti.
Voci delle donne di casa: “Anche se fosse casa nostra, che devi fare adesso… su, su, apparecchia”.
Metafora italiana.

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Uomo che porta in braccio uno zaino traboccante di tulipani e cipolline fresche. Sorride felice.
I tulipani e le cipolle curiosamente si assomigliano molto.
Voce di donna: “Deve essere un uomo semplice.”

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Sulla metro un operaio tira fuori una copia di Bild. Non appena lo apre, tutti gli astanti (coloro che non leggerebbero mai Bild) si voltano a sbirciare la pagine.
Scena sessantottina sull’emancipazione sessuale delle classi.

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Nella stazione della Schönleinstraße. Un fotografo dirige una dragqueen dalle ampie piume nere e un vistoso boa. Accanto a loro biascica un clochard.
Stessa pièce? No. La surrealtà è più feroce della realtà.

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Ragazza che scrive con un mozzicone di matita, faticosamente. L’agendina anche è riciclata, vecchia di anni. Zelante risparmiatrice. Voce di vecchia: una persona così non può essere pulita.