Ultima ora di pomeriggio

(Ultima ora di pomeriggio)

Anche il frivolo vuole casa e marito.
Disorientato, sperso in un gomitolo di vicoli,
stanco di una dolce ebbrezza
abbraccia la rotonditá di una piazza qualunque.
Tutti cercano il finale di partita
dopo aver pisciato nell’acqua
(pura, chiara, ecc. questo ‘sí’)
dopo aver ignorato intere stratificazioni
e buonissime foreste,
aver troppo negato sé
dopo aver desiderato e voluto, e non letto.
Comincia a volerti bene da solo.

[a seguito di un invito a Parigi]

Ho visto Parigi con gli occhi di un bambino e quasi non vorrei tornare, per ricordarla solamente. Le vie intorno alla stazione di Oberkampf, la Galerie Lafayette, le baguette al prosciutto, e in metropolitana i carnet da dieci biglietti, la sirena di guerra delle porte e il cigolio dei vecchi treni a gomma…

L’arrivo del freddo

Più i tedeschi si deprimono per l’arrivo dell’inverno, più mi rallegro. La farsa dell’estate (leggera, leggerissima…) è al sipario che scende lento. Simbolismi e cultura vorrebbero il cadere nel precipizio, ma nel vapore sublimato della neve io risalgo e cammino, e respiro.

Prima volta in Polonia

Apparizione della Polonia. La campagna sterminata e placida. Nuvole bassissime, a ciuffi, gonfie. Rincorrendo l’Odra, il grande fiume della frontiera, gioco a nascondermi e ad apparire, mentre passano stormi anonimi.