Un sogno

Un agente letterario (o un critico) vuole introdurmi da qualcuno di più navigato di lui che abita tra le ville dell’Olgiata: il civico è sbagliato e non riusciamo a trovare la casa. Mi ritrovo nelle ore precedenti la prima di uno spettacolo teatrale ricavato dal mio nuovo libro sull’India. Ore frenetiche, la piazza di Santa Maria colma, tutti i critici presenti. Mi rendo conto che lo spettacolo non è stato preparato, e io sono primo attore e non so che fare. Corro in una libreria, a quell’ora chiusa, per prendere una copia del libro e avere qualcosa da leggere sul palco. Devo scassinare la saracinesca. Quando torno nella piazza, ben oltre l’ora di inizio dello spettacolo, gli spettatori se se sono quasi tutti andati. Alcuni hanno girato la sedia e si sono messi ad ascoltare un musicista di strada. Salgo e inizio a leggere, e le pagine da me scritte si sono trasformate in un’impronunciabile fila di parole avanguardistiche, con sigle e numeri, dac180, riminiriminirimini…

Barbari

…e quelle persone che hanno finito l’universitá in 5 anni, 2 lauree, fanno carriera e che quando ci parli sono ignoranti come zappe, sono i nuovi barbari