[sulla città]

Ogni volta che si ritorna in città da un viaggio in macchina ci si rende conto che la città è solo un’oasi di palazzi e cartelli, un grumo di costruzioni in mezzo al nulla. I suoi confini – la cosa più impalpabile. In alcuni paesi non c’è nemmeno un cartello. Siamo già in città? Prima c’era un prato ma adesso, senza che ce ne siamo resi conto, è cominciato il viale con i numeri civici, la prima tabaccheria, con le persone che portano a spasso il cane, vestiti come se fossero in casa. Un ragazzo con le allstar e la pizza a portar via. Un metro più in là il buio delle enormi foreste che abbiamo visto venendo in macchina.

Che sollievo ci darebbe vedere un lampione acceso in mezzo a un deserto?

I plattenbau di berlino

I plattenbau di Lichtenberger Str. all’incrocio con Platz der Vereinter Nationen e di Leipziger Str. – come di una russia balneare, canicolare, languida, quasi simile alle cittadine littorie della costa laziale, senza mare, con il mare immaginato dietro i palazzi, una costa dei sovietici in vacanza, ecc. I balconi modulari e le finestre modulari – lego. Chi vive dietro quelle finestre? E la berlino di com’era quarant’anni fa, cosa era l’occidente balneare di allora, forse in bulgaria o sul Mar Nero. In questo contesto, la scritta Coca Cola di Leipziger Str.

Sul camminare

“Il mondo a piedi”, David Le Breton
“Camminare”, Hanry David Thoreau
“Confessioni”, Russeau
“Ecce homo”, Nietzsche
“Viaggio nell Cévennes in compagnia di un asino”, Robert Louis Stevenson

Appunti per un racconto

Come sarebbe il mondo se una farfalla pesasse 100 kg? Ci sarebbero delle tettoie di acciaio per correre ai ripari. Se il vento fosse costante, a duecento km all’ora, vivremmo in tunnel e spazi chiusi. Se l’uomo producesse spighe di grano dal culo, cucineremmo torte? Le leggi della fisica, sufficientemente diverse da adesso. Più che fantascienza, distorcimento delle leggi di natura. I bestiari nel mondo medievale.